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L'ISOLA DI PHILAE E IL TEMPIO DI ISIDE







In Egitto Iside era associata alla stella Sirio, chiamata Sothis, così come Osiride era associato ad Orione. E, anche se sembrerà strano, anche oggi sopravvivono molte confraternite segrete dedite al culto di Iside.


Il tempio di Iside

Decisi che dovevo visitare il tempio dedicato ad Iside, sia per interesse culturale, sia per la mia ricerca di conferme. Quando lo raggiunsi, arrivando fino all’isola con un battello a motore, provenivo dall’aeroporto di Asswan. Mentre ero ancora in navigazione notai che questo tratto del Nilo era pieno di isolette rocciose, alcune delle quali sembravano quasi degli iceberg di granito: questo era il luogo delle cave da dove venivano trasportati i massi utilizzati per edificare i maggiori templi egiziani. Sembra che il granito proveniente da questa zona sia particolarmente ricco di quarzo, e per questo sia molto ricercato… anche oggi. Assistetti ad una visione da sogno. Il tempio ed il sole si specchiavano sulle acque del Nilo, producendo un effetto speciale: sembrava che le due immagini fossero tutt’uno… fino al momento in cui si infransero sulla prua della barca, eliminando ogni traccia di questa magia, di cui rimasero solo alcuni frammenti nelle piccole onde vicino alla riva. Il luogo era bellissimo, nonostante le cicatrici lasciate dal tempo e dagli invasori. Notai che alcune immagini delle divinità erano state cancellate per adibire il tempio a chiesa paleocristiana…


Mute testimonianze

Sull’isola ci sono vari edifici, che compongono il complesso di Philae, ed esattamente:
- il tempio della dea Iside
- tempio della dea Hathor
- tempio di Imhotep (qui venerato come Esculapio)
- tempio di Nectanebo
- tempio di Arensnuphis
- tempio di Harendotes
- chiosco di Traiano
- un nilometro

Dal pontile di sbarco, il primo tempio che s’incontra è quello di Nectanebo I (dal nome del Faraone della XXX dinastia che lo fece costruire); dopo pochi metri, vidi un folto di colonne con capitelli hatorici (cioè culminanti con la testa della dea Hathor, raffigurata con le orecchie di mucca) che sono tutto quello che rimane del tempio dedicato alla dea dell’amore. Da qui andai diretta al tempio di Iside, che era a pochi passi.
Vorrei provare a descriverlo rapidamente, perché questo luogo - così suggestivo - è stato uno di quelli che mi ha trasmesso le più forti vibrazioni, dopo la Grande Piramide.


Il tempio della dea Iside

Davanti al primo pilone del tempio ci sono due statue di leoni, uno per parte, a proteggere l’ingresso: quello di sinistra ha il muso completamente distrutto. A questo proposito, anche le immagini delle divinità poste sul lato sinistro del pilone sono state “cancellate” da qualcuno che molti secoli fa ha voluto dissacrare il tempio dalla sua antica essenza: infatti gli antichi attribuivano un valore sacro alla pietra dei templi, i quali avevano un lato destro ed uno sinistro, come le persone. Affinché venisse annullata la sacralità di un luogo di culto, quindi, non serviva cancellare tutte le immagini sacre, ma solo quelle di sinistra - la parte del cuore del tempio. Anche la casa degli dei, dunque, aveva un cuore. Grazie a questa credenza antica, che ha rispettato tutta la parte destra del pilone, è ancora possibile ammirare le immagini di Iside e del dio Horus, suo figlio - dalla testa di falco.
Oltre l’ingresso, prima del secondo pilone, si entra in un cortile con una serie di colonne sul lato destro, mentre a sinistra c’è il mammisi106, al cui interno si vedono le scene del matrimonio della dea e della nascita del figlio.
Su una delle pareti c’è anche un interessante duplicato della Stele di Rosetta. Dopo il secondo pilone, si trova quel che resta della sala ipostila, e cioè - più che altro - le colonne. Che qui, insolitamente per le abitudini dell’arte egizia, sono una diversa dall’altra.
Lungo alcune pareti, molte croci ed iscrizioni con caratteri greci, fanno ben intuire come questa sala fosse stata convertita in chiesa dalle comunità paleocristiane che si insediarono più tardi in questo luogo di pace.
In fondo al tempio, come sempre, c’è il santuario - vuoto - che serviva per i riti speciali dedicati alla dea.


L’aura del tempio

I templi, in Egitto, sono sempre costruiti secondo un preciso piano architettonico: il 1° pilone, un cortile, il 2° pilone, la sala ipostila, il sacrario. In linea retta,uno dopo l’altro. Dall’akhet simbolico dei piloni, la luce del sole arrivava direttamente fino in fondo, passando attraverso spazi appositamente concepiti per questo fine, dove il fascio di luce concentrava il suo raggio come un riflettore a teatro. Gli stucchi e le pitture di ogni colonna, ogni parete, ogni dettaglio, dovevano creare un effetto davvero mistico; oggi purtroppo possiamo solo immaginare quello che doveva essere… ma vi assicuro che la magia riesce ancora a rivelarsi alle anime più sensibili. Iside ed i suoi luoghi trasmettono ancora vibrazioni e pace… si riesce ad avvertire ancora una grande carica energetica, specialmente in prossimità delle pietre di alcuni portali e del sancta sanctorum…
Alla dea, era in qualche modo associato il primo giorno dell’anno, visto che il capodanno egiziano coincideva con il giorno della levata iliaca di Sirio, ovvero il giorno in cui appariva la stella nel cielo, ogni 365 giorni e un quarto per tutta la durata dell’antica storia egiziana. In questi giorni cadeva anche la piena del Nilo e la conseguenteinondazione.

Quindi Sirio/Iside era, come Orione/Osiride, collegata all’acqua, cioè alla cosa più importante per la sopravvivenza; ed ecco che anche il più importante tempio dedicato a questa dea è stato costruito su di un’isola in mezzo al Nilo.
Quando mi recai a visitare questo sito archeologico, non credevo che sarebbe stato così coinvolgente, anche perché sapevo che non si trovava più sull’isola originaria, ma che era stato spostato su di un’altra.


La diga

La ricostruzione dell’Isola di Philae fu predisposta su quella attuale di Agilkia (l’isola originale era già sommersa dalla fine del 1800, a seguito della costruzione della prima diga - a 5 Km a monte di Asswan - necessaria ad ottenere un bacino idrico per le stagioni di magra del Nilo. Solo durante i due mesi dello svuotamento annuale, in agosto e settembre, tutti i monumenti rivedevano la luce ed erano a loro volta nuovamente visibili). E così, quando negli anni ’60 si costruì la grande diga di Asswan, che diede origine al lago Nasser, l’UNESCO fece rimodellare l’isoletta molto vicino al sito originale, e trasferì all’asciutto tutti i monumenti - o quasi - dell’isola originaria, dopo averli tagliati a pezzi, proprio come aveva fatto per il sito di Abu Simbel. Il risultato è stupefacente, ma qualunque spiegazione è un vano tentativo di esaltare questo luogo: bisogna andarci. Il tempio di Iside sull’Isola di Philae, è stato l’ultimo dove si è venerata la dea, e questo fino al VI secolo d.C.
In virtù di un accordo stipulato tra i Nabatei ed i Romani, nel V secolo i primi potevano venire sull’isola nei giorni festivi a celebrare i loro riti, così andò a finire che sull’isola venivano celebrate funzioni sia cristiane, che isiache. Dopo un secolo i riti furono proibiti e cessarono definitivamente, e così la magia ed il misticismo legati ad Iside – che prima erano arti sacre - si trasformarono in arti occulte, dal momento che non cessarono mai. Ed esistono ancora. Questo tempio di Iside fu costruito in epoca tolemaica, come appare evidente dallo stile greco-romano.
A ridosso del secondo pilone, dove si trova il vero e proprio tempio della dea, la sala ipostila (a dieci colonne) fu costruita da Tolomeo VII Neofilopatore, ed il santuario da Tolomeo II “Filadelfo”. C’è anche una cappella funeraria di Osiride, sulla terrazza del tetto. Alle spalle del tempio, la cosiddetta “Porta di Diocleziano”, che di fatto è un arco romano; si trova proprio all’estremità settentrionale dell’isola di Philae.
Sulla riva orientale c’è un edificio di un’eleganza straordinaria, e senza dubbio il più bello dell’isola. Si tratta del Padiglione di Traiano: ha la forma di un porticato rettangolare con quattordici bellissime colonne con capitelli a forma di campana. Data la sua ubicazione, poteva essere collegato al padiglione di Nectanebo, in occasione dei riti svolti durante le processioni della dea quando le stesse lasciavano l’isola o vi ritornavano.

E nel lasciare l’isola, dopo aver consumato molti rullini di foto, pareva davvero di essere alla fine di un pellegrinaggio mistico… o almeno così mi sentivo io. E ripensavo ai riti del mattino, e a quelli della sera. E a quelli che qui si svolgevano a tutte le ore del giorno e della notte. E ai “Misteri”.
E alle infinite volte che ho dovuto cacciare le negatività dal mio secondo chakra, per eclissare la dualità e far cessare gli opposti. Ma questo avveniva molto, molto tempo fa…

di Daniela Bortoluzzi

tratto dal libro "Alla ricerca dei Libri di Thot"
Rivelazioni proibite e verità scomode. La chiave per decodificare il mistero della Genesi.


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