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RENNES LE CHATEAU: SEGRETI E MISTERI DI UN LUOGO RICCO DI FASCINO ARCANO







Tra il 2004 e il 2006, da parte di chi scrive, con la stretta collaborazione del coautore, dottor Alessandro Piana, furono pubblicati due libri sugli infiniti “misteri” di Rennes-le-Chateau… e dintorni.
‘L’universo magico di Rennes-le-Chateau’ e ‘Rennes-le-Chateau e il mistero dell’abbazia di Carol’ furono, però, solo l’inizio di ricerche svolte in collaborazione nel sud-ovest della Francia, poichè abbiamo continuato a indagare sui possibili collegamenti tra le due strane vicende descritte nei due libri, tra i rapporti esistenti tra i due ancor più strani gesuiti e… non solo. Insomma, furono fatte altre indagini sulle vicende misteriose che hanno contribuito, nel corso della storia, a fare di questo piccolo lembo di Francia una delle zone più ‘misteriose’ d’Europa. In questo capitolo troverete qualche accenno che forse vi invoglierà a cercare altre tracce…


Il bassorilievo sotto l’altare

Ad esempio, durante la l’ennesima ricognizione a Rennes-le-Chateau qualche ulteriore indagine è stata effettuata nella strana chiesetta dedicata a Santa Maria Maddalena, e qualche cosa di strano – come a volte accade da quelle parti – è apparso su una delle tante opere fatte realizzare da Bérenger Saunière.
Entriamo nella chiesa…
Al di sotto dell’altare fa bella mostra di sè un bassorilievo dipinto, alquanto curioso. Rappresenta Maria Maddalena inginocchiata dentro una grotta, con le mani giunte, assorta in meditazione di fronte ad una croce di legno. Alla sua sinistra è aperto il libro della ‘Conoscenza’, mentre un teschio l’accompagna nelle sue riflessioni sui misteri della vita, della morte e della Resurrezione.
La sua collocazione all’interno della piccola chiesa è sicuramente posteriore al mese di luglio del 1887, periodo in cui la misteriosa Madame C. di Caurson, in segno di riconoscenza per essere stata guarita da un male mentre abitava a Rennes-le-Chateau, decide di regalare alla chiesa del paese un nuovo altare. Sarà lo stesso intraprendente Bérenger Saunière a premurasi di dipingere la scena rappresentata nel bassorilievo facendosi aiutare da uno dei suoi più cari amici, l’abbè Courtauly.
Come spesso accade con alcuni particolari riscontrabili nel piccolo villaggio della Valle dell’Aude, questa raffigurazione non rappresenta un “unicum”, poichè possiamo trovarla riprodotta anche in una vetrata della chiesa di Pueichéric, un piccolo paese situato sulla strada che da Carcassonne porta alla cittadina di Narbonne, una delle mete preferite da Saunière per i suoi misteriosi viaggi.
Soffermiamoci ora un attimo su quest’opera… La Maddalena appare assorta in preghiera nella grotta della Sain­te-Baume, nei pressi della cittadina di Saint-Maximin de Provence, dove, stando ad alcune leggende medievali, la presunta sposa di Cristo, una volta giunta dalla Terra Santa, avrebbe trascorso in eremitaggio gli ultimi anni della sua vita.
Nulla quindi di questo bassorilievo indicherebbe qualcosa di ‘misterioso’, di nascosto, se non fosse per gli immancabili ‘particolari’ che a Rennes-le-Chateau sembra siano la ‘regola’. Ma del resto, si sa, che il “diavolo” ama nascondersi proprio… nei dettagli!
Per prima cosa, al di sotto del bassorilievo compariva una scritta in latino. Dobbiamo purtroppo usare il verbo all’imperfetto perché nel 1976 l’immancabile minus habens di turno decise, compiendo un atto vandalico, di asportare l’iscrizione.
Se di minus habens realmente si trattò…

Esistono comunque almeno tre diverse fotografie che dimostrano l’esistenza di questa iscrizione, fotografie che provengono in primis, da L’Or de Rennes di de Sède, per continuare poi con Les Archives de Rennes-le-Chateau di Pierre Jarnac e per concludere con la Guide du Visiteur della Kletzky-Pradere.

La misteriosa iscrizione al di sotto del bassorilievo recitava…

JÉSU.MEDÈLA.VULNÉRUM + SPES.UNA. POENİTENTIUM.
PER.MAGDALENAE.LACRYMAS + PECCATA.NOSTRA. DILUAS


Ovvero, la preghiera…

“Gesù, tu che sani ogni ferita, speranza per i penitenti, in virtù delle lacrime versate dalla Maddalena, lava via i nostri peccati”

La stranezza di questa iscrizione è soprattutto dovuta ad alcune ‘anomalie’ grammaticali, come, ad esempio, gli accenti su alcune lettere. Nonostante le aule del liceo siano ormai, per noi, un lontano ricordo, sappiamo benissimo che nella lingua latina scritta gli accenti non erano usati. Queste bizzarre ‘anomalie’ hanno portato diversi autori a formulare una serie di interpretazioni a proposito di questa iscrizione. Vediamone alcune…
L’immancabile Monsieur de Sède, estrapolando le coppie di lettere in cui le vocali presentano l’accento, ottiene quattro diverse sillabe che, una volta vocalizzate, presentano lo stesso suono di alcune parole francesi. Parole, queste, che permetterebbero di indicare quattro siti geografici ben precisi della zona che, una volta collegati tra loro, avrebbero una certa importanza nella soluzione del mistero…
Non entro qui nei complessi dettagli di questa ‘interpretazione’ ma, almeno in alcuni casi, il giornalista francese è apparso scarsamente at­tendibile visto che la sua fantasia ha spesso prevaricato la realtà storica. Però è un ‘indizio’…
Michel Lamy nel suo Jules Verne, initié et initiateur si spinge ancora oltre. Interpretando infatti l’iscrizione secondo il metodo caratteristico di alcuni crittogrammi che era solito scrivere il celebre scrittore di Nantes e, successivamente, vocalizzandola avrebbe ottenuto la seguente frase…

Jésus m’aide, là, vu le né, rompez ma dalle, (il) n’est là crime, aspect qu’a temps otera, dit, lu, aspect eu n’a pénitent de Sion.

La cui traduzione suona come…

Gesù, aiutami, per la personalità di colui che si trova qui. Quando il tempo sarà passato, non sarà più un peccato rompere la lapide. Il penitente di Sion non ha rispettato questo precetto.

Interpretazione sicuramente molto suggestiva – che ci riporta al “qualcosa di grosso” nascosto a Rennes-le-Chateau, al Priorato di Sion e a una sepoltura misteriosa – ma che dovrebbe essere ulteriormente verificata…
In realtà la particolarità dell’iscrizione è un’altra… e anche molto più evidente!
Quante volte ci siamo trovati di fronte le cosiddette “false” perga­mene che fino a pochi anni fa erano esposte nel museo del Presbiterio di Rennes-le-Chateau? Ebbene, l’iscrizione alla base del bassorilievo risulta essere identica alle ultime due righe di testo di una dei due documenti, con gli stessi segni di interpunzione e i medesimi accenti! Ora, si sostiene da più parti che le Pergamene, i Parchemins, che tutti noi conosciamo sarebbero state realizzate – per sua stessa ammissione risalente al lontano 1978 – dal marchese Philippe de Chérisey. Ma sarà realmente questa la verità? In ogni caso, quale può essere il motivo per cui nelle “false” pergamene e sul bassorilievo dell’altare della chiesa compare la medesima iscrizione?
Dobbiamo pensare che l’iscrizione originale di Saunière non comprendesse i segni d’interpunzione e i palesemente errati accenti, e que­sti venissero, forse, inseriti in un secondo tempo? Eppure in una foto risalente alla fine degli anni cinquanta, che ritrae Noël Corbu vicino all’altare, queste stranezze, queste ‘anomalie’ sono già presenti. Forse i presunti mistificatori del Priorato di Sion hanno voluto ag­giungere, nella compilazione delle “false” pergamene, l’iscrizione fatta realizzare da Saunière?
Il ‘mistero’ è destinato a permanere…
In secondo luogo, la scena rappresentata ci mostra anche l’esterno della grotta con la vista di un paesaggio sullo sfondo. Ebbene, questo paesaggio è stato a più riprese identificato in uno scorcio della zona nei dintorni di Rennes-le-Chateau. In particolare, i resti di costruzioni visibili alla sinistra del picco montuoso non sarebbero altro che le rovine del castello di Coustaussa, il villaggio che vide vita, ‘miracoli’ e stranissima morte dell’abate Gelis. È attendibile questa interpretazione?
Lo vedremo tra poco, quando incontreremo altre ‘grotte’…


I lavori di Saunière, le grotte e… Louis de Coma

Indipendentemente dall’autenticità dell’iscrizione che abbiamo appena analizzato nel dettaglio, la cosa interessante risulta essere sicuramente un’altra. Come è stato già sostenuto nei libri citati nell’incipit di questo capitolo, dalle finestre orientate in direzione sud-ovest della Torre Magdala è possibile osservare sempre lo stesso punto della vallata. Si tratta forse di un riferimento preciso a qualcosa di nascosto nella zona?
Oppure viene indicato un luogo da tenere ‘sotto controllo’? Ma cosa si scorge davvero dalle finestre della Torre? A dire il vero lo sguardo abbraccia tutta la vallata della Bals e del torrente des Couleurs ma, in particolare, sembra indicare l’ingresso di una grotta… Di quale grotta – tra le tante che caratterizzano la regione – potrebbe trattarsi?
Per cercare di capirlo, occorre ritornare per un attimo alle vicende di Bérenger Saunièr.
I lavori nel Giardino del Calvario intrapresi dal parroco di Rennes-le-Chateau presupponevano la costruzione, nell’angolo orientato a sud, di una piccola grotta artificiale, che – secondo le intenzioni del curato – avrebbe dovuto ricordare quella ben più celebre di Lourdes. La costruzione viene infatti realizzata con le pietre che Saunière si pre­mura di trasportare personalmente, grazie a una grossa cesta che carica sulle spalle, durante le sue escursioni giornaliere lungo le rive del tor­rente des Couleurs. Guarda caso, lungo le rive del torrente des Couleurs si trova la stessa grotta verso cui è orientata la finestra sud-occidentale della Torre Magdala
Questa grotta è conosciuta come la Grotte de la Madeleine, la Grotta della Maddalena. Stando a quanto ci racconta Pierre Jarnac – considerato attendibile anche dalle frange più ‘scettiche’ dei ricercatori che si occupano di queste vicende – nel suo interessantissimo ‘Histoire du Trésor de Rennes-le-Chateau’, in questa grotta Saunière aveva voluto col­locare una statua di Maria Maddalena inginocchiata in preghiera.
Tutto ciò non farebbe al­tro che avvalorare l’ipotesi secondo cui la grotta rappresentata al di sotto dell’al­tare della chiesa di Rennes-le-Chateau sia davvero la Grotta della Maddalena che si trova nella vallata, vicino al des Couleurs e le rovine indicate sullo sfondo, come a più riprese ipotizzato da diversi anni, rappresentino davvero le rovine del castello di Coustaussa come erano più di un secolo fa.
L’idea di una grotta con all’interno una statua della Maddalena in “aperta campagna” non ci è, però, affatto nuova…
Nel libro ‘Rennes-le-Chateau e il mistero dell’abbazia di Carol’, basato sulle vicende del reverendo ariegeoise Louis de Coma, è stato bene evidenziato quanto delle sue stranissime opere architettoniche è ancora visibile dopo che l’autorità ecclesiastica, forse mossa dal sospetto di simonia o ancor peggio di eresia, ne aveva decretata la distruzione – con la di­namite! – nel non lontanissimo novembre del 1956.
Per inciso, in quel ‘non lontanissimo 1956’, per l’esattezza a febbraio, si era appena iniziato a parlare del ‘mistero’ di Rennes-le-Chateau. Un ‘caso’, ovviamente…
Tra le sue opere rimaste ancora in piedi e attualmente visitabili vi è, appunto, una splendida grotta, nel citato libro ribattezzata Grotta della Maddalena, costruita con delle pietre a vista e contenente una splendida statua della “compagna” di Cristo inginocchiata e assorta in preghiera. Nel libro stesso si è evidenziato come siano numerose le analogie, i punti in comune nell’operato dei due parroci, ma… non è finita lì!
È, infatti, abbastanza verosimile che due parroci, i quali avevano ricevuto entrambi i primi finanziamenti per iniziare a realizzare i loro lavori dalla contessa di Chambord, i quali avevano legami importanti in co­mune con i Gesuiti di Narbonne, e forse anche con i Sulpiciani di Parigi – vivendo a pochissimi chilometri di distanza l’uno dall’altro – si siano incontrati o, almeno, abbiamo sentito parlare l’uno dell’altro, vista la indiscutibile somiglianza delle opere da loro realizzate.
È, insomma, lecito ipotizzare che Bérenger Saunière abbia, in qualche modo, avuto notizia di quanto stesse costruendo solo qualche chilometro più ad ovest il suo “confratello” de Coma e abbia voluto, in un certo senso, ‘imitarlo’. Forse, quindi, alcune chiavi di lettura del ‘mistero’ Rennes-le-Chateau potrebbero trovarsi a Baulou, dove sorgeva la splendida ‘Abbazia di Carol’…


Nuovi indizi di altre stranezze a Rennes-le-Chateau…

Ma esiterebbe anche un aspetto completamente nuovo della vicenda… Le indagini svolte in merito a questi strani avvenimenti sono state basate essenzialmente sulla ricerca diretta sul campo, indagini che hanno condotto in diverse località situate nei dintorni di Rennes-le-Chateau e, in particolare, in un villaggio finora, a torto, trascurato dai più, Brenac.
Il villaggio di Brenac è un piccolo centro situato su un’altura a sud-ovest di Rennes-le-Château. La sua posizione permette di avere una vista diretta sul villaggio che vide le gesta dell’abate Saunière e… viceversa.

Visitando questo grazioso villaggio di origine gallo-romana troviamo la piccola chiesa parrocchiale dedicata a Saint-Julien e Sainte-Basilisse. Entriamo insieme a voi…
Uno sguardo fugace all’interno dell’edificio religioso fa avvertire una strana sensazione di familiarità con luoghi già visitati, l’atmosfera ricorda molto quella che si respira nella chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena a Rennes-le-Chateau! Diversi, infatti, sono gli elementi che riportano al più noto villaggio della Valle dell’Aude. Come a Rennes-le-Chateau ci troviamo di fronte a statue di Santi, alcune delle quali – quelle di Santa Germana, di Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio l’eremita – ricordano quelle della chiesa di Saunière. Ma questo, forse, non vuol dire molto…
Si rimane notevolmente più stupiti nell’osservare la presenza di altri particolari insoliti, quali una coppia di salamandre, intente a sorreggere le Tavole della Legge. Le stesse salamandre presenti nel gruppo statuario dell’acquasantiera ‘demoniaca’ fatta realizzare da Saunière… Lasciamo ora Brenac e proseguiamo l’esplorazione di quell’area della Francia ricca di ‘enigmi’ legati alle vicende vetero e neotestamentarie… Ad esempio, all’interno della basilica di Notre-Dame de Marceille, a Limoux appare rappresentata l’Arca dell’Allenza, oltre ad altre scene che ricordano il destino della Maddalena dopo la Crocifissione. E non manca neppure il Graal
All’esterno della chiesa, possiamo notare come anche qui le stranezze non manchino.
Su una delle due campane è riportato, ad esempio, il motto che troviamo riprodotto sul basamento del crocifisso situato nel Giardino del Calvario, a Rennes-le-Chateau

CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT.

Spostandoci ora all’esterno del coro, di forma semicircolare, possiamo osservare la presenza di una “litra funeraria”, ovvero una serie di mattoni, formanti una vera e propria ‘banda’ di colore più chiaro rispetto a quelli che compongono la struttura dell’edificio. Questa usanza, in vigore fino al pe­riodo della Rivoluzione, soleva indicare la presenza di una persona di nobile li­gnaggio sepolta all’interno della chiesa. La stessa “litra” è visibile all’esterno della chiesa di Rennes-le-Chateau anche se sulla sua autenticità vi sono alcuni dubbi poiché sembra che essa sia il ri­sultato di “disinvolti restauri” risalenti ad alcuni decenni or sono… Non si è certamente trascurato di in­dagare su chi ha voluto realizzare tutte le ‘stranezze’ della chiesa di Limoux.
Si tratta di François Courtade, membro di una importante famiglia del villaggio e parroco di Brenac – la Brenac che prima abbiamo incontrata – a partire dal 1848 e per i successivi quarant’anni.

Molto abile nell’arte della pittura e della scultura, (come il collega Saunière,) si premurò che tutto nella chiesa venisse costruito secondo le sue precise indicazioni, se non addirittura realizzato direttamente da lui stesso, come gli affreschi raffiguranti il Graal e l’Arca dell’Alleanza.
Anche in questo caso, l’abbè Courtade dovette far fronte a una serie di ingenti spese per abbellire e rimodernare la ‘sua’ chiesa ma, almeno per ora, non possiamo dire con certezza se si trattasse di fondi perso­nali, derivati dalle ricchezze di famiglia – un po’ come accadde, almeno inizialmente, a Louis de Coma – oppure se anche in questo ennesimo caso… ci fosse dell’altro.
I vari ‘indizi’, le curiose ‘analogie’ riscontrabili tra le innumerevoli ‘tessere’ dell’infinito ‘mosaico’, raffigurante le strane vicende francesi, per ora si fermano qui. Ma qui non si ferma di certo la ricerca nella “storia infinita” di Rennes-le-Chateau e dintorni...

di Roberto Volterri
tratto dal libro "L'Ombra della Clessidra"
Tra le ombre della storia, tra infiniti misteri, tra gli angoli più oscuri delle vicende umane.

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