miti e misteri





Misteri d'Italia

Città del Mistero in Italia

Castelli da Visitare in Italia

Città del Mistero in Italia

Luoghi del Mistero in Italia

Luoghi insoliti e curiosi in Italia

Luoghi e simboli esoterici in Italia

Oggetti misteriosi in Italia

Streghe e stregoneria in Italia

Fantasmi, apparizioni e spettri in Italia

Castelli Infestati in Italia


Disponibile il nuovo numero di E-nigma




Misteri dal Mondo

I luoghi più misteriosi del mondo

Gli oggetti più misteriosi del mondo

Manoscritti e Codici Segreti

I grandi misteri della storia

Egitto: archeologia misteriosa



I Viaggi nel Mistero

I siti archeologici più misteriosi del mondo

Segreti e Misteri di Praga


Esoterismo e Misteri

Significato dell'Esoterismo

Significato e Simbologia dei Numeri

Significato e Simbologia dei Colori

Significato delle Figure Geometriche

Significato e Simbologia degli Alberi

Significato e Simbologia degli Animali

Significato degli Elementi Naturali

Significato dei Simboli Esoterici

Significato dei Simboli Massonici

Significato e Simbologia della Cabala

Significato e Simbologia dei Tarocchi


Leggende

Personaggi leggendari

Luoghi e leggende di Re Artù

Le leggende di Carlo Magno

Leggende dei Santi

Leggende e significato delle Festività

Leggende e fiabe sul Gatto

Leggende Metropolitane


Mitologia

Creature Mitologiche

Divinità greche e romane - Dèi dell'Olimpo


I Record del Mondo

Indice dei record mondiali

I fiumi più lunghi del mondo

Le montagne più alte del mondo

Le città più grandi e popolose del mondo

I grattacieli più alti del mondo

I film più visti nella storia del cinema

Le auto più veloci del mondo

Le auto più economiche del mondo


Fantasy e Mondi Fantastici

Il Piccolo Popolo

Il mondo degli Gnomi

Il mondo dei Troll

Le Creature del Piccolo Popolo in Italia


Ufologia e Alieni

Ufo e ufologia

Abduction e Rapimenti Alieni

Crop Circle o Cerchi nel Grano


OOPArts


Parapsicologia e Paranormale

Spiriti e Spiritismo

Medium e Medianità

Fenomeni e Facoltà Paranormali

Le Mantiche


Immagini Fantasy

Immagini di Donne Angelo

Immagini di Donne Vampiro


Immagini di Draghi e Dragoni

Immagini di Fate

Immagini di Licantropi o Lupi MannarI

Immagini di Unicorni









LA MACCHINA DELLA MANNA







Se questo articolo fosse la sceneggiatura di un  ‘film’, si tratterebbe di un film di fantascienza, magari di Stephen Spielberg. Se poi fosse un romanzo di fantascienza non ci meraviglieremmo più di tanto di leggere quel che fra poco il lettore avrà occasione apprendere…
Ma ormai ci siamo abituati da tempo ad ‘interpretare’ alcuni scritti veterotestamentari in un’ottica molto più moderna, molto più ‘tecnologica’, in un’ottica in cui eventi, fenomeni da sempre attribuiti alle mistiche ‘visioni’ di antichi ed ispirati profeti assomigliano sempre di più alle ‘magie’ alle quali ci ha assuefatti da qualche decennio la scienza moderna e tutti i suoi tecnologici derivati…
Ad esempio, in un mio libro intitolato “Narrano antiche cronache…” ho avuto già modo di ‘rileggere’ in un’ottica certamente non ‘di stretta osservanza’ il passo biblico ove viene descritta la cosiddetta ‘visione di Ezechiele’:

“Ora avvenne nel trentesimo anno, nel quarto mese, il quinto giorno del mese, mentre ero in mezzo alla gente esiliata presso il fiume Kebar, che i cieli si aprirono… E vedevo… c’era un vento tempestoso che veniva dal nord, una gran massa di nuvole e fuoco guizzante e aveva fulgore tutt’intorno, e di mezzo ad esso c’era qualcosa di simile all’aspetto dell’elettro (lega metallica. N.d.A.) …E di mezzo ad esso c’era la somiglianza di quattro creature viventi… E ciascuna aveva quattro facce e ciascuna d’esse quattro ali…”. (Ezechiele, 1-28)
Ma questa sorta di ‘incontro ravvicinato del terzo tipo’ non finisce qui, come possiamo leggere poco più avanti…

“…a terra c’era una ruota accanto alle creature viventi…in quanto all’aspetto delle ruote e alla loro struttura, era come lo splendore del crisolito (minerale trasparente, giallo-verdastro. N.d.A.)…e il loro aspetto e la loro struttura erano proprio come quando una ruota risultava in mezzo ad una ruota…e in quanto ai loro cerchi…erano pieni d’occhi  tutt’intorno a tutt’e  quattro…e quando le creature viventi si alzavano da terra, le ruote si alzavano…”.

Un ricercatore della NASA, Joseph F.Blumrich, in base a queste apparentemente oscure e mistiche visioni, riuscì a progettare, forte delle sue conoscenze di ingegneria spaziale, un veicolo che rispondesse alle descrizioni bibliche.
Blumrich – partito da una posizione di scetticismo totale nei confronti di un’interpretazione ‘ufologica’ della celebre ‘visione’ – si convinse infatti che qualcosa di vero doveva esserci in ciò che descriveva il biblico profeta, qualcosa egli doveva aver visto realmente, altrimenti non avrebbe descritto – quasi come avrebbe fatto un progettista meccanico – dispositivi muniti di ‘ruote’, ‘ali’ molto simili a ‘pale ruotanti’ e ‘occhi’ del tutto identici a ‘oblò’ di un velivolo in fase di atterraggio.
Convintosi che la sua interpretazione ‘tecnologica’ spiegasse in maniere esaustiva quei lontanissimi eventi, scrisse un libro – “…e il Cielo si aprì ” (Ediz. MEB, 1976) – in cui descrisse minutamente come ai suoi occhi di progettista del mitico razzo Saturno V  le ‘quattro creature viventi’ potevano essere i quattro piedi di atterraggio di un immenso veicolo spaziale, ognuno dotato di un dispositivo che gli consentiva di spostarsi in tutte le direzioni (“…una ruota risultava in mezzo ad una ruota…”), un meccanismo oggi facilmente realizzabile, ma impensabile per quelle lontane genti di qualche millennio fa.
A meno che i visitatori venissero sì dai Cieli, ma da ‘cieli’ molto lontani, da altre galassie, da altri pianeti…
Ma anche una rilettura più aperta del misticismo ebraico, del misticismo della Merkabàh, del ‘Carro Celeste’ descritto da Ezechiele non può non farci riflettere.
Chi o cosa erano –  nella traslitterazione dall’ebraico –  le ‘ hayot èsc memallelòd ‘, cioè le ‘creature di fuoco parlanti’  e chi o che cosa erano gli ‘ittim hashoth ve-‘ittim memallelòd’, cioè ‘coloro che a volte tacevano e a volte parlavano’ ? Occupanti di un veicolo alieno? Oppure dispositivi di comunicazione simili allo strano ‘Pettorale’ del Cohen-Gadol, del Sommo Sacerdote, ‘Pettorale’ su cui si ‘accendevano’ e si ‘spegnevano’ le dodici pietre che lo componevano e che in base ad una personalissima ‘lettura’ di chi scrive – esposta in maniera dettagliata e con le opportune ‘istruzioni per l’uso’ nel libro Archeologia dell’Impossibile (Eremon Edizioni, 2010) – potrebbero interpretarsi anche come display in grado di comunicare ad Aronne, al Sommo Sacerdote, i voleri… divini. Fantasie? Forse. Proseguiamo però su questa ‘eretica’ strada ed esaminiamo un altro ‘strano’ passo biblico…


La ‘manna’ e una strana macchina…

"Ecco sulla superficie del deserto, una cosa minuta, tonda, come la brina sulla terra. La videro i figli di Israele e si dissero l'un l'altro: ‘Che cos'è?’. Perché non sapevano cosa fosse."  (Esodo, XVI, 14-15). E più avanti il testo biblico afferma che la ‘manna’ ovvero il ‘pane del Signore’ era “… una cosa minuta e granulosa… simile al seme di coriandolo e bianca: aveva il sapore di una focaccia col miele…”.
Ora, se questo fosse un ‘film’ – come detto nell’incipit dell’articolo – esso potrebbe essere il solito film in cui il mitico attore Charlton Heston riveste i panni del carismatico Mosè alla guida del ‘suo’ popolo, nel deserto del Sinai, per sfuggire all’opprimente dominazione del popolo egiziano al tempo di Merenptah oppure, come sostiene qualche altro studioso, quando regnava Ramesse III.
Oppure potrebbe essere uno di quei film appartenenti forse ad un filone che potremmo definire ‘simbolista’ in cui –  come affermerebbe anche qualche alternativa ‘scuola di pensiero – l’Esodo biblico non sarebbe mai storicamente avvenuto nel senso in cui tradizionalmente lo intendiamo, ovvero come fuoriuscita dall’Egitto di una moltitudine di persone identificabili come Ebrei. Per l’orientalista Mario Liverani, ad esempio, l’espressione ‘esodo’, nella lingua dell’antica Israele avrebbe avuto il significato di ‘uscire’ e apparterrebbe a quello che è stato definito ‘codice motorio’, cioè una serie di metafore correlate al concetto di ‘movimento’ e utilizzate unicamente per definire il mutamento di appartenenza politica di una regione, di una città o di un gruppo etnico ad una diversa, a volte più grande, struttura statale. Insomma l’Esodo, secondo tale esegesi consisterebbe più nello spostamento di confini geografici che di una grande massa di individui. Tutto sommato, in quest’ottica, gli attuali abitanti dell’Alto Adige, dopo la fine della prima guerra mondiale, quella del 1915-1918, subirono un ‘Esodo’ poiché da austriaci del Sud Tirolo divennero d’un colpo… italiani!
Ma torniamo alla nostra ‘manna’ e al nostro ‘se questo fosse un film’…
Infatti, se questo fosse veramente un ‘film’ sarebbe sul serio un film di fantascienza!
Nel 1976 il glottologo Gorge Sassoon e il biologo Rodney Dale pubblicarono sul prestigioso New Scientist un articolo in cui sostenevano che – studiando il testo ebraico  noto come Hadrazuta Odisha, ovvero ‘La piccola santa glorificazione’, in cui si descriveva il miracolo della caduta della manna per opera di Yahvè – si erano convinti che attribuire all’Altissimo la produzione di quella strana sostanza commestibile era unicamente frutto di un errore di traduzione e che Yahvè, in tale circostanza (e non solo…) andava interpretato come una sorta di complessa macchina per colture idroponiche, in grado quindi di produrre ingenti quantità di alghe che avrebbero fornito il sostentamento al popolo ebraico in fuga .
Due anni più tardi pubblicarono anche il libro, inedito in Italia, La Macchina della Manna. I due ‘registi di questo nostro ipotetico ‘film’ ricorsero all’aiuto e alla competenza di un esperto, tale Martin Riches, il quale seguendo alla lettera il testo ebraico – come aveva d’altra parte fatto il già citato Blumrich con la ‘visione di Ezechiele’ – ne costruì un esemplare simile, secondo i ‘registi’, a quella che un popolo alieno avrebbe portato sulla Terra oltre tre millenni or sono e che in seguito sarebbe stata nascosta nella città di Silo, insieme all’inafferrabile Arca dell’Alleanza, come affermerebbe il profeta Samuele…
“Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero ‘Perché ci ha percossi oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l’Arca del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici…” , (I Samuele, IV, 3).
Ma come sarebbe apparsa a quelle antiche genti – e chi l’avrebbe realizzata? – la nostra ipotetica ‘Macchina della manna’?.
Nel ‘Libro dello Splendore’, nello Zohar, per la incredibile ‘Macchina’ ci sono descrizioni di una curiosa struttura in cui appaiono termini come ‘testa’, ‘cranio’ e ‘faccia’, espressioni che – secondo i due autori citati ma anche secondo il professor Rostislav Furduj, dell’Università di Kiev – avrebbero poi fatto scaturire il concetto di ‘Antico dei Giorni’ data la vaga struttura antropomorfa del tecnologico dispositivo atto a sfamare il popolo ebraico in fuga nel deserto.


L’Antico dei Giorni e le… colture idroponiche

“La rugiada della bianca testa scende, goccia dopo goccia, nel cranio della faccia ed è lì accumulata…” e in un altro passo del ‘Libro dello Splendore’ si parla anche di una   “… venerabile barba bianca…” attraverso la quale sarebbe fluito un “… olio dalle grandi virtù…”.
Tali descrizioni e molte altre ancora – tutte in odor di ‘tecnologica eresia’, s’intende – hanno fatto pensare a George Sassoon, a  Rodney Dale e soprattutto a Martin Riches che il biblico ‘Antico dei Giorni’ non fosse altro che una iper-complessa macchina per… colture idroponiche, ovvero un elaborato dispositivo in grado di coltivare delle alghe commestibili – forse la Chlorella vulgaris – senza ricorrere all’uso di adatti terreni, ma impiegando soltanto acqua, qualche fertilizzante e un complesso, tecnologico, quasi alchimistico ‘alambicco’ in grado di produrre un cibo vegetale ricco di proteine, necessario alla sopravvivenza delle numerose persone che, secondo l’Esodo, tentavano di sfuggire all’oppressione egiziana.
Vediamo prima qualche caratteristica dell’alga a cui abbiamo appena fatto cenno e poi vedremo anche alcuni aspetti delle biotecnologie applicate alle colture idroponiche.
La Chlorella vulgaris è una microalga, un organismo unicellulare d’acqua dolce le cui colonie appaiono di colore verde. Antico Testamento e ipotesi ‘di frontiera’ a parte, la coltivazione delle microalghe risale a poco dopo la metà dell’Ottocento ma lo studio approfondito della fisiologia di queste utilissime rappresentanti del ‘mondo verde’ sono stati avviati negli Stati Uniti, in Germania e in Giappone solo alla metà del secolo appena trascorso, quando – come abbiamo prima accennato – esse apparvero come importanti scambiatori fotosintetici di ossigeno e anche come fonte di proteine per l’avventura spaziale appena agli inizi. La Chlorella vulgaris trova oggi,  nel solo  Giappone, ben quarantasei stabilimenti impegnati a produrre più di una tonnellata di microalghe al mese ed importante sottolineare come dalla ‘nostra’… fantascientifica alga (se accettiamo l’ipotesi della veterotestamentaria ‘Macchina’!)  si è riusciti ad isolare e purificare una glicoproteina idrosolubile – denominata ARS2 – con accentuate proprietà antitumorali.
Nell’ambito delle tecnologie applicate all’agricoltura le colture idroponiche costituiscono il metodo più semplice ed economico per produrre biomasse vegetali destinate agli usi più vari. Anche a quello alimentare…
Infatti, fu nel 1860 che si scoprì come alcune varietà di piante e alghe potevano crescere in soluzione acquosa contenente sali come nitrato di calcio, fosfato monobasico di potassio, solfato di magnesio e tracce di solfato di ferro. Ai primi del Novecento si scoprì inoltre che i sali utilizzati mezzo secolo prima erano impuri e, quindi, in quelle soluzioni acquose erano presenti altri otto elementi nutritivi, anche se in quantità minime. Tali scoperte gettarono le basi di tutta una serie di ricerche sulla nutrizione minerale di alcuni vegetali e per la formulazione di fertilizzanti inorganici per l’agricoltura. Era insomma nata la tecnologia delle colture idroponiche.
Poiché abbiamo esordito con  “…se questo fosse un film…”, tutto ciò non ci riporta alla mente, sul serio, un topos della letteratura e dei film di science-fiction?
Le colture idroponiche, soprattutto nei film degli anni ’40 erano installate sulle astronavi destinate a lunghissimi viaggi nello spazio, astronavi nelle quali tutto veniva riciclato: la stessa aria, la stessa acqua  e lo stesso cibo – soprattutto alghe frutto della tecnologia di cui stiamo parlando – passavano innumerevoli volte attraverso il corpo degli astronauti. In seguito, negli anni Cinquanta e Sessanta, nei film e nei romanzi di fantascienza, le colture idroponiche trovarono posto nel sottosuolo di interi pianeti, ovviamente divenuti sterili dopo le immani guerre nucleari (Hiroshima e Nagasaki avevano appena lasciato un indelebile traccia nella memoria degli uomini…). Una maggiore attenzione ai problemi dell’ecologia a livello mondiale riportò in auge le colture idroponiche intorno ai non lontani anni Novanta del secolo appena trascorso. La coltura idroponica, nella finzione filmica e letteraria,  operava nella fase intermedia del riciclo: i rifiuti organici degli astronauti ante litteram servivano da substrato per la coltivazione di alghe e di lieviti che poi diventavano la materia prima per produrre cibo. Per gli appassionati del genere, un capolavoro di tale tipo di letteratura fantastica (ma non troppo…) è il breve racconto ‘Alta Cucina’, di Allen Kim Lang, pubblicato in Italia nell’agosto del 1963 sulla rivista di fantascienza Galaxy.
Dopo questa brevissima digressione ai ‘confini della realtà’, lasciamo lo spazio e torniamo sulla nostra Terra dove vedremo come non è poi così fantascientifico pensare che l’Antico dei Giorni fosse veramente un complesso sistema di colture idroponiche, ovvero la misteriosa ‘Macchina della Manna’. Chiunque l’abbia realizzata…
Chi si dedica a tali biotecnologie afferma infatti che un sistema idroponico è in grado di fare sviluppare le piante più velocemente rispetto ad un sistema tradizionale a base di terra, fornendo alle piante stesse le medesime caratteristiche genetiche. Non si tratta insomma dei tanti vituperati OGM!
Tutto ciò può essere ottenuto grazie ad un preciso controllo dei nutrimenti e ad un più ricco apporto di ossigeno. Le piante possono così respirare con maggior facilità e per tale motivo impiegano meno tempo a crescere.
In pratica si usano apposite vasche trasparenti, adatti serbatoi e un sistema idraulico costituito da tubi e piccole pompe, in grado di far fluire l’acqua, con alcuni specific i additivi, al substrato costituito – almeno nei sistemi più semplici – da lana di roccia entro la quale le radici delle alghe, o delle piante in genere, si svilupperanno e si moltiplicheranno.
Di recente è stato pubblicato un curioso, interessantissimo libro intitolato ‘Custode della reliquia’ , dei fratelli Peter e Johannes Fiebag (Armenia 2007), in cui si ipotizza – con qualche ‘prova’ alla mano’ – che l’Arca dell’Alleanza avrebbe avuto il compito di contenere alcune parti della ’Macchina della manna’ dopo che quest’ultima ebbe terminato il suo compito di produrre cibo per gli ebrei che vagavano nel deserto.

“Tre teste sono inserite: questa si trova in quella
e questa sopra all’altra. Una testa è la saggezza ed
è la più nascosta… Questa saggezza è nascosta;
è la saggezza suprema…”
( MinSA59)
Sembra indubbiamente l’aulico linguaggio dello Zohar, carico di simbolismi, che troviamo spesso nei testi legati all’ebraismo delle origini, ma se al termine ‘Testa’ sostituissimo il termine ‘Sfera’ e se interpretassimo la parola ‘Saggezza’ come termine indicante la ‘Sfera’ posta più in alto tra due ‘sfere’ situate all’interno di una ‘sfera’ più grande, la descrizione inizia ad assumere significati più ’tecnologici’, più vicini al nostro modo di comprendere alcuni strani aspetti di quel lontano popolo, di quelle lontane contrade. Ma proseguiamo…
“ Da questo cranio della faccia ( a volte il termine ‘testa’ viene
sostituito da ‘cranio’. N.d.A.) fuoriesce una venerabile barba
bianca che scende in direzione del Piccolo Volto… e da
qui prosegue verso gli altri crani sottostanti, che sono innumerevoli.”

(MaggSA56)

Ancora…

“E tutte le santità provengono dalla Testa superiore
del cranio… dal cervello superiore…questa benedizione
fluisce in tutte le membra del corpo finché non raggiunge
quelle chiamate ‘Eserciti’… il fiume completamente
bianco, è soprannominato ‘Grazia’…”

(MinSA759)

E infine…

“La rugiada della Testa bianca gocciola nel cranio
del Piccolo Volto e lì viene conservata.”

(MinSA436)


Tutto ciò – volendo sempre rimanere nell’ipotetica ‘sceneggiatura’ di questo nostro ipotetico ’film’ ambientato nel deserto del Sinai – non potrebbe forse ricordarci un po’ i serbatoi posti nella parte superiore della ‘Macchina’ – il “… cranio della faccia…”   – oppure una sorta di lana di roccia – la “… venerabile barba bianca…” – attraverso cui sarebbero fluiti  i liquidi nutrienti… – la “… rugiada che gocciola…” ?
La famosa ‘manna’ non potrebbe essere stata la sostanza…

“…ottenuta dalla rugiada solo per un certo periodo di tempo:
il periodo in cui il popolo d’Israele andava vagando nel
deserto e in questo luogo era sfamato dall’Antico dei
Giorni. Ma in seguito non fu più ritrovata…” ?
(MinSa437)

Forse anche questa volta abbiamo dato troppo libero sfogo alla nostra fantasia, alla nostra visione del mondo e delle antiche conoscenze  andate perdute?
Può darsi, ma ciò è frutto dell’insopprimibile desiderio – ampiamente diffuso – di ‘rileggere’ in un’ottica più ‘scientifica’ e ‘tecnologica’ alcuni particolari, ‘miracolosi’ eventi biblici che ci fanno pensare sempre più di non essere soli nell’Universo.
Per il momento, torniamo ancora una volta… sulla Terra.

La ‘manna’, una pianta, un insetto…

Però, anche in uno strano libro come questo, non è cosa né buona né giusta fare torto al pensiero di quel saggio filosofo che rispondeva al nome di Guglielmo di Occam (...)
Il cosiddetto ‘rasoio’ che da lui ha preso il nome, dovrebbe infatti aiutare il ricercatore a prendere le dovute distanze da ipotesi troppo azzardate, da ipotesi ricorrenti ad altre ipotesi ancor più credibili e così via in un turbinio di idee in cui è difficile districarsi, separando la realtà dai ‘voli pindarici’.
Confesso che a volte anche chi scrive è stato tentato di accantonare per un po’ il suddetto ‘rasoio’ e ha percorso itinerari di ricerca molto ‘contro corrente’. E di tutto ciò non mi pento affatto, anzi ne sono ben lieto poiché solo disseminando di ‘costruttivi dubbi’ l’ardua strada della ricerca è, spesso, possibile avvicinarsi a mete altrimenti irraggiungibili percorrendo sentieri costellati di ‘inamovibili certezze’.
Il Pettorale del Cohen-Gadol inteso come mezzo tecnologico con cui il Gran sacerdote ebraico poteva comunicare con la ‘divinità’, l’Arca dell’Alleanza interpretata come un grande condensatore elettrico in grado di accumulare ingenti quantità di elettricità statica e di manifestare a volte in maniera tragica ( il povero Uzza docet…) la propria potenza creatrice ma anche distruttrice, sono eclatanti esempi di come l’Autore di questo libro, pur operando in un contesto di ricerca universitaria di ‘strettissima osservanza’, sia propenso ad allargare i propri orizzonti culturali in direzioni particolarmente ‘eretiche’.
Però non sempre appare corretto comportarsi solo ed esclusivamente così. Nel caso della misteriosa della ‘manna’ è quindi il caso di esporre anche un’ipotesi… ‘terra terra’. Nel senso letterale del termine poiché fa ricorso ad un arbusto ben diffuso in ambito sinaitico e ad un piccolo, insignificante insetto che del pungere la corteccia dell’arbusto pare abbia fattola sua attività quotidiana, almeno nel periodo estivo.
Vediamo come potrebbero essere andate quelle strane, lontane vicende…

… E la casa d’Israele gli metteva nome ‘manna’. Ed era bianco
come il seme di coriandolo, e il suo sapore era come quello
di sottili focacce al miele…”

(Esodo, XVI, 31)

Cos’era – in una visione molto più pragmatica – quella sostanza bianca che spinse l’affamato popolo d’Israele a chiedere “Man hù?”, ovvero “Cos’è? ”, da cui l’attuale termine di ‘manna’?
Fu nel lontano 1925 che due botanici dell’Università ebraica di Gerusalemme, Friedrich Simon Bodheneimer e Oskar Theodor, effettuarono una spedizione nel Sinai alla ricerca di una possibile spiegazione del mistero. Dopo intense esplorazioni della zona e acute riflessioni, decisero che la ‘manna’ non era altro che la secrezione di arbusti della Tamarix gallica, nella varietà ‘mannifera’, quando essi venivano punti da un emittero – il Coccus manniparus o Fossyparia mannifera – una sorta di cocciniglia tipica di quella regione.
La secrezione della pianta ha, appunto, forma e dimensioni di un seme di coriandolo che, cadendo, appare bianco per diventare,  di lì a poco, di colore giallo-bruno. Nella sua relazione, il Bodheneimer scrisse anche che “…I granuli cristallizzati hanno uno speciale sapore dolce. Si può benissimo paragonarlo al sapore di zucchero di miele, cioè al prodotto di miele d’api stagionato…”. I due botanici appurarono inoltre che quando la temperatura del suolo raggiunge i 21°C – sotto i raggi del sole – la ‘manna’ scompare, divorata dalle formiche risvegliatesi dal letargo a causa del calore solare. In accordo con ciò che riporta il cronista biblico quando afferma che essa si liquefaceva ai raggi del sole e che gli israeliti “… ne conservarono per l’indomani, ma cominciò a mandar fuori i vermi ( forse proprio gli insetti e le formiche? N.d.A.).”
Un’obiezione venne subito mossa dagli studiosi di ‘stretta osservanza’, in base al passo biblico in cui si afferma che…
“ E i figli d’Israele mangiarono la manna per quarant’anni, finché giunsero in un paese abitato…” ( Esodo, XVI, 35).
Quarant’anni? Come sarebbe stato possibile se la ‘manna’ – la secrezione della Tamarix mannifera s’intende – cade solo nel periodo  giugno-agosto?
A leggere con attenzione il succitato passo, non si legge affatto “ quarant’anni di seguito…” ma solo “… quarant’anni…”. Ebbene, ognuno di noi mangia da moltissimi anni pane, carne, vegetali e ogni altro cibo ma certamente non per anni e anni…’di seguito’! Quindi, se effettivamente le cose andarono come i due biologi supposero, non ci sarebbe nulla di strano poiché gli israeliti mangiarono la ‘manna’  prodotta dagli arbusti quando era il ‘suo tempo’ (in estate) e negli altri periodi, forse, parte del bestiame che avevano come scorte, fatto questo che si evince anche dal biblico passo…
“… Preparatevi le provviste, perché fra tre giorni attraverserete questo Giordano per andare ad impossessarvi del paese che Yahvé, vostro Dio, vi dà per prenderne possesso.” (Giosuè, I, 11).
Per non parlare della caduta di “… tante quaglie da ricoprirne il campo…” (Esodo, XVI, 13). Ma questa è un’altra storia, un altro possibile ’film’…

di Roberto Volterri
tratto dal libro "Archeologia dell'Impossibile"
Tecnologie degli Dèi


Consulta gli altri oggetti più misteriosi del mondo


Argomenti correlati

I luoghi più misteriosi del mondo
Luoghi misteriosi in Italia
Manoscritti e codici segreti
Castelli infestati in Italia
I misteri nella storia
Oggetti misteriosi in Italia
Simbologia Esoterica


Libri consigliati