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IL SANTO GRAAL
Nuove sorprendenti scoperte su dove sarebbe e dove non c'è mai stato







Lassù, dove il Graal… non c’è! Montsegùr, Anno del Signore 1244.

Qui, oltre sette secoli fa, un gruppo di uomini, donne, bambini, vive per alcuni mesi – dal maggio del 1243 al marzo dell’anno successivo – in condizioni precarie, assediati dalle truppe di Ugo d’Arcis. Qui resistono stoicamente, facendo fronte all’estrema scarsità di cibo e d’acqua ma animati da una fede incrollabile e dall’assoluta convinzione di essere dalla parte dei ‘giusti’, dei ‘puri’… Sono i Catari… ‘Qualcosa’ sanno, ‘qualcosa’ nascondono, ‘qualcosa’ giunto molto tempo prima, su quell’impervia montagna probabilmente proprio dalla Terra Santa. ‘Qualcosa’ trovato dai Cavalieri del Tempio durante i loro solitari scavi nei luoghi che videro le gesta, i ‘miracoli’ di un Uomo che ha lasciato una sua indelebile traccia durata oltre duemila anni, anche in chi non crede. ‘Qualcosa’ che ha dato origine a oltre duemila anni di storia, di miti, di leggende fiorite nei luoghi in cui visse e soffrì il Cristo, ‘qualcosa’ giunto, forse, in quei luoghi, nel sud della Francia, disperatamente cercato anche dall’enigmatico Otto Rahn e ancor più ardentemente voluto da Adolf Hitler… ‘Qualcosa’ che poi sarà, forse, il mitico, inafferrabile Santo Graal?


Montsegùr, agosto 2004.

Passo dopo passo, in una caldissima mattinata estiva chi scrive si sta Cippo posto alla base della montagna dove si erge il castello di Montsegùr. Qui furono messi al rogo i Catari nel 1244. Lentamente avvicinando a quello che potremmo considerare il castello del Graal per eccellenza il ‘nido dell’aquila’. Tornato sul luogo che videro le enigmatiche gesta di Berenger Saunière – poi descritte nel libro ‘L’Universo magico di Rennes le Château’ (SugarCo 2004) – insieme al coautore Alessandro Piana, dopo aver girovagato in lungo e in largo nei dintorni del minuscolo villaggio e nei villaggi vicini, con l’intenzione di indagare sulle non meno misteriose gesta dell’abate Louis de Coma, mi sono spinto un po’ più ad ovest, nel Dipartimento dell’Ariège. Lì ho avuto la fortuna di raccogliere abbondante materiale documentale e fotografico che ha consentito di pubblicare un altro libro intitolato “Rennes-le-Château e il mistero dell’abbazia di Carol” (SugarCo, 2005).

Poiché il villaggio di Baulou ove sorgeva l’abbazia distrutta… con la dinamite, nel 1956, non dista molto da Montsegùr, mi sono avventurato anche verso la terra ‘catara’, sulle tracce di quello che rappresenta forse il tesoro più ricercato dagli… ‘Indiana Jones’ che hanno tentato nel corso degli anni, dei secoli, l’esplorazione delle pieghe più oscure ma affascinanti della storia dell’umanità. La ricerca del Graal ha impegnato esistenze intere a partire da quando, all’improvviso, ha fatto la sua comparsa nelle pagine di un romanzo medievale. Ma è apparso ben prima – con “mille volti” – nella vita, nelle umane vicende di individui che hanno voluto dedicare tutte le loro energie, tutte le loro conoscenze essoteriche, ma ancor di più esoteriche, alla ricerca degli aspetti meno conosciuti di ciò che avvenne realmente in Galilea, in Samaria, sulle rive del Lago di Tiberiade. Nella terra di Gesù il Cristo… Il castello cataro di Montsegùr, nel sud-ovest della Francia. Ma è dalla pubblicazione di testi romanzati in epoca medievale che schiere di cavalieri, studiosi, esploratori e archeologi, o semplici curiosi animati dal desiderio di ritrovare la reliquia più sacra della cristianità hanno creduto di averla localizzata in ogni angolo del globo, dal Medio Oriente al Nuovo Mondo passando, soprattutto, attraverso la vecchia Europa, in nazioni quali la Francia e l’Inghilterra dove la leggenda del Graal ha visto, verosimilmente, la luce e si è sviluppata.


I mille volti del Graal

Dopo l’esplorazione di Montsegùr e dei luoghi circostanti, decisi di incamminarmi sulle sue tracce per cercare di fare un po’ di chiarezza su questo tema, ben consapevole però delle infinite difficoltà che avrei incontrato nel descrivere luoghi e circostanze in cui siano apparsi, si siano manifestati elementi concreti a favore della reale esistenza fisica di ciò che abitualmente viene inteso per Santo Graal. Oppure nel cercare in sperdute località ove solo si abbia avuto sentore della presenza di infinitesimali o più consistenti segnali, simboli atti ad avvalorare miti e leggende ad esso relative. I risultati di questa indagine, come accennato, sono stati dettagliatamente esposti nei due libri dedicati al mistero di Rennes-le-Château, una delle varie località francesi ritenuta da diversi ricercatori essere uno dei luoghi in cui venne custodito il Santo Graal.
Qualunque cosa si intenda con questo termine… Ed è proprio questa la prima domanda che mi ero posto nell’affrontare la ricerca, nell’iniziare il libro, scritto a due mani con Alessandro Piana, dedicato a luoghi, circostanze volte a definire “che cos’è il Santo Graal?”. Ma non è questa la sede adatta per rispondere a un quesito che forse non ha risposta. Nè vorrei anticipare troppo i risultati delle lunghe indagini sia ‘sul campo’ che su quelli che definirei come i ‘soliti polverosi volumi’, risultati ampiamente illustrati anche iconograficamente nel libro. Risultati che coinvolgono sia alcune località europee sia – in maniera molto più esaustiva (nei limiti in cui il termine ‘esaustivo’ si può applicare ad un ‘mistero’ di così ampia portata…) – moltissime località del nostro Bel Paese. No, quasi paradossalmente vorrei parlare di una località italiana dove sembrano convergere moltissime ‘tracce’ ma dove… il Graal di sicuro non c’è! Località italiana divenuta abbastanza nota grazie alla ‘geniale’ opera di ricostruzione di ciò che… non c’è, ad opera dell’amico Mariano Tomatis. Già avevo avuto contatti telefonici con Tomatis proprio riguardo l’uscita del primo libro su Rennes-le-Chateau. Egli ha anche dato ampio spazio alle discussioni pro e contro i nostri lavori, riguardo, ovviamente, anche i lavori di moltissimi altri autori in un apposito ‘Forum’. Tomatis ha dato luogo – riguardo al Graal – a quella che a voler essere oltremodo ‘cattivi’ a tutti i costi, potremmo definire ‘esecranda opera di depistaggio’ ma poiché non lo sono – almeno non del tutto – mi piace definire invece ‘lodevole opera di informazione integrativa’. ‘Informazione integrativa’ ad usum… ingenui, una sorta di ‘esoterico’ Cave canem, o meglio… ‘Cave calicem’, utilissimo – a mio avviso – per chi voglia avventurarsi nell’indagare su questi infiniti ‘misteri’ della religione, della storia e della vita. Appare infatti abbastanza ovvio come risalire a tutte le più attendibili fonti relative a ‘fatti e misfatti’ di Saunière, dei Catari, o alle vicende relative al Graal sia opera alquanto impervia, per non dire ‘impossibile’. Me ne sono accorto e sono perfettamente consapevole che almeno una parte dei dati, delle informazioni, delle ‘tracce’ da me rinvenute e riportate nel libro sul Graal meriterebbe ulteriori approfondimenti. “Excusatio non petita, accusatio manifesta!”, reciterebbe a questo punto un notissimo adagio nella lingua dei nostri padri. E forse anche qualche lettore ‘malizioso’... Il libro di Volterri e Piana sul Graal e sulle località dove potrebbero articolarsi le ricerche. Anche in Italia…  L’intuibile significato – anche per chi ha abbandonato da tempo le aule del Liceo – afferma che scusarsi prima ancora di essere accusati, significa sicuramente aver qualcosa da nascondere, insomma ammettere di essere dalla parte del torto ancor prima di venire incolpati… Non è certamente il mio caso, e sia nel libro che in queste poche righe, vorrei metterlo bene in chiaro.

La Cerca sui “mille volti del Graal” – svoltasi, come già accennato, in gran parte sul campo e in parte sui ‘soliti polverosi libri’ – ha inteso fornire al lettore una panoramica, certamente non esaustiva, di ciò che comunemente può intendersi per Santo Graal e su dove, ragionevolmente, questo quid definito Graal avrebbe potuto nascondersi nei secoli passati e… ancor oggi! Nel libro ho infatti voluto fornire una serie di informazioni di carattere storico e letterario, oltre a indicare al lettore dove indagare maggiormente, dove cercare ulteriori tracce, dove mettere in luce particolari che a me – e a molti altri ricercatori – potrebbero essere sfuggiti. È altresì ovvio che non ci si dovrà certo aspettare di andare in una qualunque delle città italiane citate nel libro e trovare il Sacro Calice… dietro l’angolo! D’altra parte il corpus di tali ‘tracce’ deriva soprattutto da leggende, miti, dai ‘si dice che’, dai vari ‘narrano antiche cronache’, ecc. E, forse, nulla più. Né sarebbe possibile fare diversamente riguardo un argomento – il Graal – che il matematico Piergiorgio Odifreddi ha definito “…qualcosa che non si sa che cosa sia, né se ci sia.” Ma torniamo al luogo ove di certo… il Graal non c’è. Il ‘meritevole’ – per certi versi – lavoro di Tomatis consiste infatti nell’aver dato luogo ad un’attendibilissima serie di dati storici, di vicende del tutto vere o verosimili che porterebbero ad un’unica, ovvia conclusione: il Sacro Calice è a… Torre Canavese, a due passi da Torino. Forse, però, è opportuno fare prima una rapidissima indagine in territorio piemontese – a due passi dai luoghi che poi ‘visiteremo’ con la virtuale compagnia di Tomatis – in una città da sempre considerata il fulcro del ‘mistero’ in Italia. Ha inizio, così, la mia e la vostra personalissima Cerca…

di Roberto Volterri


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