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I MISTERI DI MILANO - INTERVISTA A WILLIAM FACCHINETTI KERDUDO







Tanti sono i ricercatori che hanno percorso le strade e i vicoli dei numerosi paesini e città d’Italia in cerca di storie controverse. Uno di essi è senza dubbio William Facchinetti Kerdudo noto per essersi occupato di numerose guide turistiche dell’insolito. Nella primavera 2008 esce la sua Guida ai misteri del Lago Maggiore (Macchione editore). Un anno dopo viene pubblicata la sua guida Milano, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda (Polaris Editore), a distribuzione nazionale, alla quale seguiranno presentazioni nelle maggiori librerie del Nord Italia, interviste radiofoniche e televisive su scala nazionale. Sempre nel 2009 a fine novembre esce Torino, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda (Polaris Editore). In questo percorso abbiamo voluto porgli alcune domande sulla città della moda e del lusso che molto spesso viene lasciata in disparte per quanto riguarda il mistero, Milano. Ecco cosa ci ha raccontato:

Intervista condotta da Michele Rossi autore del libro "Interviste con il Mistero"



Milano è oggi conosciuta come città del lusso e della moda, come mai hai deciso di cercare misteri proprio in questa città?

Facile ricercare o parlare di luoghi già conosciuti o inflazionati dalle tematiche legate al mistero. Le mie radici, da diverse generazioni, appartengono a Milano e quindi, oltre a una sfida, sono stato spinto dal mio amore per questa città. Lusso, Moda, Finanza sono tutte caratteristiche sviluppatesi a partire dall’inizio del XX secolo. Milano ha una storia di più di tremila anni che inizia con i Celti per proseguire con i Romani, i Longobardi e, nel medioevo, con le signorie delle grandi famiglie Visconti, Borromeo e Sforza. Se si ha la sensibilità di guardare al di là di una vetrina del centro, si scoprirà una città che ha moltissimo da raccontare, una città da scoprire.


Iniziamo parlando di chiese. A Milano sorge una delle chiese più famose d’Italia, Sant’Ambrogio: che significato ha la scacchiera presente in una delle sue facciate? Puoi parlarci della cosiddetta Colonna del Diavolo?

sant'ambrogio misteri milanoDopo il Duomo e il castello Sforzesco, la basilica di Sant’Ambrogio è uno dei luoghi turisticamente più visitati di Milano. Di straordinaria bellezza architettonica, ma anche un simbolo fondamentale per l’identità cittadina. E’ infatti stata dedicata al santo Patrono e la reliquia di Sant’Ambrogio riposa ancora tutt’oggi al suo interno.
Durante i secoli, la basilica ha subito diversi rimaneggiamenti e sulla sua facciata, nel XII secolo, è comparsa una curiosa scacchiera. Costituita da caselle in marmo bianche e marrone scuro, sette per ciascun lato, è stata spesso oggetto di discussione perché apparentemente priva di significati simbolici religiosi. All’interno della basilica esistono altre due scacchiere di fattura simile. Alcune ipotesi avanzate vorrebbero associarle a un simbolo di tipo scaramantico atto a scacciare il maligno. Se così fosse però, si dovrebbero a logica trovare altre scacchiere in gran parte delle chiese erette in tutta Italia e nel mondo, cosa che invece non avviene.
Un’altra teoria, certamente più suggestiva, farebbe risalire le scacchiere di sant’Ambrogio ai Crociati e soprattutto ai Templari. In effetti l’alternanza del bianco e del nero è riscontrabile nei colori adottati dai cavalieri Templari. Ad avvalorare questa tesi potrebbero però essere i lavori di ampliamento del complesso di Sant’Ambrogio effettuati proprio nel XII secolo. Data da sottolineare perché risale infatti a questo periodo l’arrivo a Milano di Bernardo da Chiaravalle al seguito della Milizia Templare. Bernard de Clervaux, italianizzato in Bernardo da Chiaravalle, era un sostenitore dell’Ordine Templare. Nel 1135 giunse a Milano e fece erigere l’abbazia di Chiaravalle (un tempo sita in una zona paludosa poi bonificata, ora l’abbazia è stata inglobata nella metropoli tra il quartiere Vigentino e il quartiere Rogoredo). Certamente sorprendono i simboli architettonici in essa inseriti tra i quali una colonna ofitica o annodata nell’antico chiostro che rappresenta il nodo di Salomone oppure, sempre nel chiostro, dieci aquile scolpite che simboleggiano sia il bene (come ad esempio la rappresentazione animale di San Giovanni apostolo) che il male (l’aquila, secondo alcune teorie, viene a volte associata all’Anticristo).
Nello stesso anno vengono iniziati i lavori sulla basilica di Sant’Ambrogio e fanno per la prima volta la loro comparsa le famose scacchiere. E’ forse un altro caso che il colore delle caselle delle scacchiere sia proprio l’alternanza tra il chiaro e lo scuro utilizzato dalla Milizia Templare? Chiaravalle e Sant’Ambrogio non furono gli unici luoghi di Milano dove i Templari lasciarono tracce del loro passaggio. S’insediarono nella zona del Brolo, un bosco alle porte della città (tra Porta Romana e Porta Tosa) dove i Celti, secoli prima celebravano i loro riti. Costruirono la loro Domus Templi e ribattezzarono quel luogo Commenda. I boschi sono oggi scomparsi per lasciare spazio all’edilizia metropolitana, ma, a testimonianza dell’antico passato, sono rimasti nomi evocativi delle vie come appunto ‘via della Commenda’. In quest’area i Templari fecero erigere anche due chiese, Santa Maria del Tempio e Santa Maria della Pace. La prima è stata inglobata nei padiglioni del Policlinico mentre la seconda è divenuta la sede dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Cambiamo argomento e parliamo della ‘Colonna del Diavolo’. Appena all’esterno dell’atrio di Ansperto della basilica, nell’attuale piazza Sant’Ambrogio, si trova una colonna di origine romana del II secolo d.C. con capitello corinzio. Qui la tradizione vuole che si sia consumata una memorabile battaglia tra il vescovo Ambrogio e il Diavolo in persona.
Ci troviamo nel IV secolo e la basilica, allora semplice chiesa, era ancora dedicata a Martyres. Il Signore del Male, camuffatosi da uomo, si avvicinò al sagrato dove Ambrogio soleva meditare e tentò di dissuaderlo in tutti i modi dal proseguire il suo ruolo di vescovo. Ambrogio, profondamente irritato e di carattere irruento, lo cacciò via sferrandogli un calcio. Il diavolo, riacquistando le sue vere sembianze, spiccò il volo e finì per sbattere e incastrarsi con le lunghe corna contro la colonna romana. Furioso e sconfitto, si tramutò in fumi di zolfo e, creandosi un piccolo varco nei fori della colonna da lui stesso prodotti, fece ritorno negli inferi.
I due fori si possono ancora oggi vedere e si dice che annusandoli si possa percepire un vago odore di zolfo. Ma non solo: poggiando l’orecchio come si farebbe con una conchiglia, sembra che non si oda il rumore del mare quanto quello dello Stige nel quale il diavolo si è rituffato!


Con questa domanda cadremo nel trito e ritrito ma a Milano c’è una delle opere più famose di Leonardo Da Vinci, il Cenacolo. Santa Maria delle Grazie è il monumento milanese più visitato grazie a questa superba opera. Tanta popolarità è anche dovuta alle elucubrazioni browniane sulla Maddalena accanto a Cristo. Cosa ne pensi? Si tratta di teorie plausibili?

Personalmente penso che ci sia stata un’operazione mediatica e di marketing eccessiva sulla teoria dello scrittore Dan Brown. Al contempo, quando io stesso conduco ricerche su un ‘mistero’ mi baso sui fatti e sul numero di coincidenze che riscontro. Una coincidenza non fa una certezza, ma troppe coincidenze spingono a un sensato dubbio. Le coincidenze e gli elementi proposti da Dan Brown sono talmente numerosi e lineari che non si può non lasciare un plausibile spiraglio a un fondo di verità.
Attorno al Cenacolo Vinciano sono nate anche molte altre ‘scoperte’ e rifiorite diverse teorie suggestive.
Ad esempio i quattro raggruppamenti in cui sono disposti gli Apostoli rappresenterebbero i quattro elementi: acqua, fuoco, terra e aria. Cristo identifica il sole. Secondo questa visione, ogni Apostolo sarebbe la personificazione di un segno zodiacale e infatti Leonardo, che ha raffigurato il suo volto nell’apostolo Taddeo, è il Toro, segno a cui appartiene l’artista.
Oppure, secondo Giovanni Maria Pala, autore del libro ‘La musica celata’, le posizioni dei commensali dell’Ultima cena avrebbero un preciso significato ravvisabile in uno spartito musicale. Le mani raffigurate rappresenterebbero delle note e da questa teoria si spiegherebbe forse la necessità della ‘misteriosa’ mano con pugnale. Teoria affascinante se si pensa che, durante il periodo di realizzazione della sua opera, Leonardo frequentava l’amico Franchino Gaffurio, autore della Theorica Musicae.


In un’altra occasione ti chiesi notizie sulla stregoneria ma puoi dirmi i collegamenti che sono rintracciabili a Milano nel campo di stregoneria e di processo alle streghe?


La stregoneria è strettamente legata alla Santa Inquisizione e a Milano la sua sede risiedeva nella basilica di Sant’Eustorgio.
Due piccole curiosità: sulla cima del campanile non è stata apposta una croce come sarebbe normale aspettarsi, ma una stella a sei punte. Questo a simboleggiare la stella cometa e quindi a indicare ai cittadini e a tutti forestieri che giungevano in città, il luogo in cui erano state deposte le reliquie dei re Magi; nella piazza antistante la basilica si erge invece la statua di San Pietro da Verona con un falcetto conficcato nella testa.
Nel 1226, con la bolla Super illius specula, papa Giovanni XXII ufficializzò la caccia contro la stregoneria e l’eresia e quindi la creazione dell’Ufficio della Santa Inquisizione. L’Inquisizione di tutto il territorio della Lombardia venne affidato nel 1234 alla Basilica di Sant’Eustorgio e, nel 1251, frate Pietro da Verona fu nominato inquisitore pontificio di Milano e Como. La Santa Inquisizione nacque con l’intento di proteggere la popolazione cristiana da eretici e miscredenti. La storia italiana ed europea testimonia che gli iniziali buoni propositi degenerarono presto in un bagno di sangue innocente. Bastava solo un sospetto o una denuncia ingiustificata spinta dalla gelosia o dalla cattiveria per subire arresto, torture atroci e infine una sommaria condanna a morte nel nome di Dio e della fede. I sospettati di eresia, magia o stregoneria, venivano imprigionati, denudati e torturati. Chi si rifiutava di confessare spesso moriva per le torture inflitte; chi confessava, se era fortunato veniva solo frustato oppure veniva ucciso per soffocamento o messo al rogo. A partire dal 1484, il testo fondamentale adottato dagli inquisitori fu il famoso Malleus Maleficarum (martello o maglio delle streghe) che raggiunse una tiratura di più di 35 mila copie, il secondo libro più diffuso dell’epoca dopo la Bibbia. Scritto dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, aveva la finalità di reprimere l’eresia e la stregoneria descrivendo i metodi d’interrogatorio durante i processi e soprattutto i metodi per riconoscere le streghe seguito da un elenco dettagliato di torture.
Tornando alla storia della basilica di Sant’Eustorgio, l’Inquisitore frate Pietro da Verona si batté strenuamente per annientare gli eretici creandosi quindi diversi nemici. Fu infatti ucciso l’anno successivo alla sua nomina, il 6 aprile del 1252, di ritorno da una predicazione a Como. Gli fu teso un agguato voluto da rappresentanti eretici di tutta la Lombardia e fu assassinato con un colpo di falcetto alla testa (da qui la statua commemorativa in piazza Sant’Eustorgio) e da un pugnale conficcato nel cuore.
Nell’arco di seicento anni, le donne milanesi e lombarde accusate di stregoneria furono centinaia. Sotto questo aspetto, la città ha il demerito di non essersi accontentata delle tremende regole già dettate dal Malleus Maleficarum, ma di averne realizzato addirittura un compendio. Il Compendium Maleficarum fu scritto da Francesco Maria Giaccio, frate milanese dell’ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus.


Altro gioiello di Milano è il Duomo, esempio di architettura gotica in Italia. Quali sono i suoi segreti? C’è chi dice che vi sia un collegamento con i sempre presenti cavalieri Templari.

Nella mia guida di Milano ho dedicato un intero capitolo sui segreti del Duomo e racchiuderli in poche righe risulta difficile.
Nel corso dei millenni, tutta l’area che comprende anche l’omonima piazza antistante il Duomo, è stata adibita a luogo sacro prima dai Celti, poi dai Romani e infine dai Cristiani. Se la terra avesse potuto assorbire la magia di questo luogo, ora sarebbe impregnata di energia pagana e cristiana, di acre sangue sacrificale e di profumo di beatificazione.
Fino al IV secolo d.C. in questo luogo si trovava un tempio dedicato a Minerva. Con la diffusione del cristianesimo, il tempio venne abbattuto e fu eretta la chiesa dedicata a Santa Tecla con l’adiacente Battistero di San Giovanni alle Fonti dove il vescovo di Milano Sant’Ambrogio battezzò Sant’Agostino. Nell’836, accanto a Santa Tecla, venne costruita una seconda chiesa chiamata Santa Maria Maggiore (e la cui facciata verrà inizialmente utilizzata cinque secoli dopo come facciata del Duomo).
Interessante notare come sia rimasto in questo magico luogo del centro di Milano, a discapito di 2.500 anni di storia, un filo comune tra tutte le religioni, di un culto femminile: la Dea Madre Terra per i Celti, Minerva per i Romani, Santa Tecla e infine il Duomo (dedicato a ‘Santa Maria Nascente’) per i Cristiani.
Lo stesso Duomo, con la sua storia pluricentenaria, sembra quasi aver ‘accettato’ di buon grado di convivere con simboli pagani e demoni scolpiti nel marmo. Difficile quindi stupirsi se si pensa che la sua stessa costruzione, secondo una leggenda, fu voluta dal diavolo in persona.
Si narra infatti che il signore del male fosse comparso a Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, in una fredda notte del 1386. Ritiratosi nella sua camera, il diavolo gli comparve ai piedi del letto con occhi infuocati e alito di zolfo. Lo minacciò dicendogli di costruire una chiesa a suo nome e che fosse ricca di immagini sataniche e di figure di demoni. Se si fosse rifiutato, avrebbe preso la sua anima e l’avrebbe portata con sé all’inferno. Galeazzo non impiegò molto a decidersi e già pochi giorni dopo, prese accordi con l’arcivescovo Antonio da Saluzzo per cominciare la costruzione del Duomo.
Ma quante statue ci sono sul Duomo? Sembra che tra l’interno e l’esterno dell’edificio ce ne siano 3159. Se però si dovessero contare anche le gran teste e i mezzibusti, gli altorilievi e i doccioni, il numero crescerebbe in maniera esponenziale. Io stesso, ogni volta che alzo lo sguardo al Duomo, mi stupisco per figure bizzarre, animali di pietra e statue che non avevo mai scorto prima.
Una prima impressione che si può invece percepire appena entrati nell’edificio, è di trovarsi in un’antica foresta di querce, simile a quella veramente esistita millenni fa. L’effetto ottico è dato dalle imponenti e altissime colonne gotiche che richiamano appunto per la loro fattura, degli enormi tronchi d’albero.
L’interno del Duomo è ricco di segreti e di curiosità. Alzando ad esempio lo sguardo verso la prima campata della navata di destra, celato nella penombra, ci accorgeremo di un grande oggetto sospeso e protetto da un telo bianco. Si tratta della Nivola, un rudimentale ascensore (ora azionato elettricamente, un tempo mosso da un sistema di funi) che permette ogni anno al vescovo di Milano di raggiungere la volta dell’abside. Qui si trova un reliquiario che al suo interno custodisce uno dei Santi chiodi della crocifissione Gesù Cristo. Il primo monumento funebre che s’incontra sulla navata di destra, è invece quello dell’arcivescovo Ariberto d’Intimiano. Sopra il sarcofago del santo si trova una croce eseguita nel 1037 che la tradizione vuole fosse stata eretta sopra il Carroccio del Comune. Il carroccio era un grande carro a quattro ruote intorno al quale si raccoglievano e combattevano le milizie dei comuni lombardi (o ‘Lega lombarda’). Certamente celebre la battaglia di Legnano della Lega lombarda di più di cento anni dopo (29 maggio 1176) guidata da Alberto da Giussano durante la quale, un sacerdote celebrò una messa sopra un carroccio incitando i combattimenti nel nome di Dio. La lega, appoggiata dal papa Alessandro III, vinse la battaglia contro il Sacro Romano Impero e il suo imperatore, Federico Barbarossa. La vittoria si celebra ancora oggi a Legnano con un Palio.
Infine posso citare un mattone posto sempre nella navata di destra con una curiosa incisione:

EL PRINCIPIO
DIL DOMO DI
MILANO FU
NEL ANNO
1386


L’incisione è in realtà del XVII secolo, ma atta a comprovare la datazione originaria del Duomo. Sembra infatti che la suddetta scritta venne apposta dopo il ritrovamento di un mattone nelle fondamenta della chiesa, che apportava appunto la data: 1386.
Personalmente non mi risultano collegamenti tra il Duomo di Milano e l’ordine Templare. Sicuramente, come qualunque grande edificio sacro medievale, ebbe invece collegamenti con la Massoneria. Anticamente i Massoni erano liberi scalpellini e artigiani che venivano chiamati in tutta Europa perché unici detentori del sapere architettonico e ingegneristico per poter realizzare opere tanto complesse come le cattedrali gotiche.
Ci puoi raccontare il mistero della particolare “grata impossibile” di Piazza Sansepolcro?
Della ‘grata impossibile’ si parla spesso e diffusamente su diversi siti internet, ma, per chi andrà a vederla, potrà risultare una delusione. Si trova in piazza San Sepolcro al civico 9 alla base della facciata di palazzo Castani, attualmente sede di un commissariato di polizia. La grata in metallo ha la caratteristica di essere stata realizzata in modo non canonico e quasi priva di anelli di giuntura per evitare che alcune sbarre venissero sfilate. La particolarità forse consiste in una forgiatura inusuale solitamente utilizzata per prigioni e non per palazzi signorili.

intervista di Michele Rossi a William Facchinetti Kerdudo
Tratta dal libro "Interviste con il Mistero"
La parola agli esperti


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